2016 e Musica: le perdite


2016 e Musica: le perdite

È così. È la vita. Si nasce, si vive, si muore. Ma talvolta, vivendo, si lasciano tracce di sé destinate a divenire immortali.
Non sono solito riempire bacheche su social, piangere o chiudermi per ore nel ripostiglio di casa quando qualche “grande” se ne va, tuttavia quest’anno, sarebbe sciocco non ammetterlo, abbiamo perso molto, troppo.
E questo breve elenco, ovviamente filtrato dalla mia esperienza, vuole informare i molti ignari di queste perdite, ricordare sensatamente alcuni musicisti che quasi più nessuno ricorda e cercare di riportare a galla, ai molti nostalgici, qualche delizioso ricordo.

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18 gennaio: Glenn Frey (1948)
Nell’anno del quarantesimo anniversario del capolavoro “Hotel California” (8 dicembre 1976), ci lascia Glenn Frey, storico frontman e chitarrista del gruppo Country-Rock degli “Eagles”.
Cofondatore del gruppo, grande live performer, voce melodiosa in alcuni grandi successi quali “Take It Easy” (1972), “Lyin’ Eyes” (1975), “New Kid In Town” (1976), nonché geniale songwriter della celebre “Hotel California” (1976).
Paladino del Rock americano e membro del miglior gruppo Country-Rock al mondo: ricordiamo che solo il loro album “Their Greatest Hits (1971-1975)” ha venduto 43 milioni di copie in tutto il mondo.

 


8 marzo: Sir George Martin (1926)
Forse la perdita più grave, per il contributo che Martin diede alla Storia della Musica, nonché la più sconosciuta e “snobbata”. Commendatore dell’Ordine Britannico e “Quinto Beatles”, ovvero produttore discografico dell’omonima band, è stato un personaggio di spicco nel panorama musicale internazionale. Con i Beatles produsse, trai molti, il capolavoro “Help” de 1965, compose inoltre la colonna sonora del celeberrimo film del più famoso agente segreto, 007, “Vivi e lascia morire” (Live and Let Die, 1973) e fu il fautore di magnifici progetti, tra i quali vorrei ricordare il disco “In My Life” (1998), cover album di alcune canzoni dei Beatles a cui parteciparono, fra molti, Robin Williams, Jeff Beck, Jim Carrey, Phil Collins e Sean Connery.
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11 marzo: Keith Emerson (1944)
Questa invece sicuramente la perdita più dolorosa, inaspettata: Emerson muore suicida nella sua casa a Santa Monica (Los Angeles), gesto dettato da una crisi depressiva causata da una malattia alla mano destra, che l’avrebbe obbligato a suonare con solo otto dita, in fase di peggioramento.keith-emerson
Tuttavia rimarrà sempre un grande, un mito, una leggenda… Caspita! Suonava il piano sottosopra, vorticando nell’aria! Membro del supergruppo “Emerson, Lake & Palmer”, seppe creare melodie uniche, ricorderei la virtuosa follia in “Hoedown” (1972), nonché svolgere tributi eccezionali alla musica classica, pensiamo solo a “Nutrocker” (1971), “Lo Schiaccianoci” di Tchaikovsky.
Un mago… E mi sentirei, correndo il rischio di sbagliare, senza grande margine di errore, di indicarlo anche come il miglior tastierista di sempre.

 


 

7 dicembre: Greg Lake (1947)
Ed ecco un nuovo colpo basso… Dopo Emerson anche Lake… E gli “ELP” si trovano troncati di due terzi.
Ultima cattiva notizia di questo funesto 2016, la morte di Lake ci priva di un altro immenso compositore. Sua la mitica voce dei “King Crimson” nel leggendario album “In the Court of the Crimson King” (1969) e suo il geniale talento di voce e spesso scrittore e regista delle canzoni degli “Emerson, Lake & Palmer”. Suo il magico tocco in brani quali “Take a Pebble” e “Lucky Man” (1970), “From The Beginning” (1972), “Still… You Turn Me On” (1973).
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Loro sono le mie, personalissime e opinabili, scelte dei “Big” che abbiamo perduto… E, a loro volta, ci hanno lasciato un ricordo più che mai indelebile della loro opera, dei loro lavori musicali.
A questo punto dovremmo ricordare anche altri… Come David Bowie, Maurice White (cantante degli “Earth, Wind and Fire”), Paul Kantner (storico membro dei “Jefferson Airplane”), Prince, Pete Burns (frontman dei “Dead or Alive”, noto per la sua leggendaria ambiguità sessuale), Leonard Cohen, George Michael…
Ma, ricordando loro, come non mettere in luce anche i grandi attori, scienziati e letterati che ci hanno lasciato? Compito troppo arduo e, mi sentirei di dire, inutile. Tributi, concerti, cerimonie sontuose: non credo proprio che loro, “di là” (sempre che vi sia un “di là”) possano felicitarsi di tante attenzioni…
Converrebbe forse valorizzare maggiormente coloro che sono in vita, invece di onorarli esclusivamente dopo il loro inevitabile trapasso.